Ed è proprio nella Giornata della Memoria27 gennaio, che vi voglio parlare del mio viaggio nel Campo di concentramento di Dachau.

So che scrivere articoli di viaggi di questo tipo non è il massimo, ma non possiamo permetterci di dimenticare ciò che è stato! 

Il Campo di concentramento

Dachau dista circa 15 km da Monaco di Baviera e proprio il 21 marzo 1933 iniziò per questa città il periodo più buio e drammatico della sua esistenza. 

Esattamente il 22 marzo 1933 venne aperto il primo campo di concentramento  con la scusa di “agire per la tranquillità del popolo e secondo il suo desiderio”.

All’inizio il campo era una vera e propria fabbrica di munizioni, ma nel 1937 e 1938 le baracche vennero ampliate, mentre l’economato ed i vecchi capannoni per le munizioni vennero trasformati in officine. 

Da quel momento il Campo di concentramento di Dachau ricoprì un rettangolo di circa 300 metri di larghezza e 600 metri di lunghezza. 

Ad ovest il campo di Dachau ospitava il campo d’istruzione delle SS e da lì partiva una lunga strada asfaltata che portava al Jourhaus, edificio di guardia del comandante del campo. 

Ovviamente non poteva poi mancare il cancello con la pesante inferriata e la scritta “Arbeit macht frei” = “Il lavoro rende liberi”.

Il campo poi possedeva:

  • il bunker, la prigione, dove i prigionieri dovevano stare fermi in piedi per molte ore; 
  • il piazzale dell’appello, dove mattina e sera di ogni singolo giorno si svolgeva l’appello generale dei detenuti;
  • la cantina-bar dove si compravano sigarette e poche volte anche alimentari;
  • il museo, dove venivamo conservati i gessi dei prigionieri che avevano particolari menomazioni fisiche e dove venivano mostrati detenuti importanti.

Le baracche, ora rase al suolo, erano divise in categorie:

  • a sinistra c’erano le baracche destinate ai prigionieri lavoratori;
  • le baracche per i malati, messi in quarantena;
  • la baracca n°15 per la “compagnia di punizione”, destinata ai prigionieri a cui erano riservate le punizioni più severe. 

 

Le zone che mi hanno toccata di più sono state quelle del forno crematorio e della camera a gas.

 

Il forno crematorio venne collegato alla camera a gas, mai entrata in funzione. 

Nel forno crematorio venivano portati i prigionieri morti per essere bruciati e cancellare così le prove dell’accaduto. 

Il campo venne progettato per ospitare circa 5.000 detenuti, ma dal 1942 ce ne furono sempre più di 12.000. 

Cosa mi ha impressionata?

Il bilancio dei prigionieri, a dir poco impressionante, circa 206.206.

Dico circa perché moltissimi prigionieri non vennero registrati o si persero i numeri.

Circa 30.000 sono i morti, di cui 27.500 morti durante la prigionia e 2.000 dopo la liberazione. 

La liberazione avvenne il 29 aprile del 1945, quando i detenuti erano 67.665, di cui 3.388 italiani. 

Posso dire che questa mia esperienza è stata surreale, perché il giorno della visita c’era il sole e diciamola tutta il sole stona in un luogo di questo tipo. 

La sensazione predominante durante la visita fu di enorme tristezza, mista di consapevolezza, perché tale tristezza non è minimamente all’altezza delle mostruosità accadute all’interno di tale campo. 

Termino dicendo che in questi ultimi tempi, la Giornata della Memoria risulta essere fondamentale per il ricordo di ciò che è stato e di ciò che non deve più accadere. 

45 commenti
  1. Giorgia
    Giorgia dice:

    La tristezza che si prova non è mai all’altezza della mostruosità che si sta osservando, hai proprio detto bene!
    Ho vissuto un’esperienza analoga, ad Auschwitz-Birkenau, e anche per me è stato complicato parlarne in un travel blog.
    Ma allo stesso tempo l’ho ritenuto altrettanto importante.
    Una visita di questo genere non si può e non si deve definire “turistica”, ma andrebbe fatta, prima o poi nella vita, perchè la “botta allo stomaco” che ne deriva può aiutarci ad essere persone migliori, se abbiamo il coraggio di riflettere e interiorizzare.

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    • Viaggiama
      Viaggiama dice:

      Non sono mai stata ad Auschwitz dicono sia il campo di concentramento/sterminio più “forte” a livello di emozioni da visitare. Poi concordo pienamente sul fatto delle tristezza che non è affatto all’altezza della mostruosità dell’accaduto.

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  2. Manuela
    Manuela dice:

    Mi mette sempre una grossa angoscia leggere di questi campi di concentramento di quando possa essere grande la crudelta` dell’uomo….fa ancora paura tutto questo.

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  3. fra
    fra dice:

    non ho visitato questo campo, ma mi ricorda molto quello che vidi io circa 13 anni vicino a weimar
    luoghi che creano tristezza e fanno provare un senso di incapacità

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  4. Laura Ambrosi
    Laura Ambrosi dice:

    Questa parte della nostra storia non sarà mai abbastanza studiata, capita e pianta. Sono stata in gita con la scuola in questo campo di concetramento, non ti dico il nodo allo stomaco che ho avuto per tutto il tempo e le lacrime che ho versato tornando a casa…

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  5. Camilla
    Camilla dice:

    Non sono mai andata a visitare un campo di concentramento. Mi piacerebbe, perché credo che vedere questi luoghi dal vivo, anziché solo sui libri di storia, sia il modo migliore per far sì che la memoria di questi tragici eventi resti vivida. La mia paura però è che insieme a me possano esserci molte persone, chiasso, mancanza di rispetto durante la visita, e questo non riuscirei a sopportalo. Dalle tue immagini però non sembra che sia così, giusto?

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  6. Flabulous Way
    Flabulous Way dice:

    È da tempo che penso di andare a visitare questo campo, tutti dovremmo andarci una volta nella vita, per non dimenticare le atrocità che avvenivano e farne tesoro.
    Il rispetto per l’essere umano e la tolleranza sono un bene prezioso.

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  7. sara
    sara dice:

    Concordo pienamente con la tua frase di chiusura. La Giornata della Memoria è fondamentale. Molte più persone dovrebbero leggere questi articoli.

    Rispondi
  8. Evelina
    Evelina dice:

    Mi sono documentata moltissimo su questi luoghi e sui fatti, ma mai abbastanza. Sono convinta che una visita in quei luoghi, possa cambiare la percezione della vita. Dolore e rabbia.

    Rispondi
  9. Erika Cammarata
    Erika Cammarata dice:

    La Giornata della Memoria oggi è solo un ricordo, triste, di quello che è stato e non dovrebbe più accadere. Per non dimenticare quelle barbarie e torture. Ma, spesso, non ci rendiamo conto o forse ce ne dimentichiamo che, oltre agli ebrei, erano rinchiusi qui dentro anche omosessuali e persone che avevano qualche problematica fisica. Queste persone, purtroppo, vengono ancora oggi torturate. Certo, non nei campi di concentramento, ma vengono ripetutamente prese in giro, picchiate, fatte vergognare, etc. Ecco, nel giorno della Memoria, va bene ricordare questi accadimento storici, ma bisognerebbe anche rivolgerli al presente, per evitare che certe cose succedano ancora e continuino a succedere. Ad ogni modo, non sono mai stata in visita ad un campo di concentramento, ma credo che la mia sensazione sarebbe quella di completa desolazione.

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  10. Cath
    Cath dice:

    Questi ricordi, se pur negativi, bisogna tenerli in vita. È stato un pezzo di storia che non bisogna dimenticare mai. Mi ricordo quando feci la gita in un campo di concentramento e rimasi angosciata. Pensare a quelle persone che sono morte lì dentro, o quelle persone che sono vissute dopo quel periodo e che si portano o si sono portate dietro tutti quei ricordi orrendi… mi lascia senza fiato.

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  11. anna di
    anna di dice:

    Sono stata a Dachau forse dieci anni fa e ancora me lo ricordo benissimo. E’ stato difficile stare li, leggere, vedere le foto, mi ha messo i brividi e ancora mi vengono leggendo il tuo post. E’ un luogo che , anche se duro, va visto per comprendere quello che tutti abbiamo letto e studiato,ma solo li si comprende veramente l’atrocità .

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  12. Monica
    Monica dice:

    Ho visitato Dachau 2 anni fa ormai ma non mi dimenticherò mai la sensazione di gelo che ho provato mentre camminavo tra le baracche. Era inverno e pioveva a dirotto e per tutto il tempo non facevo che pensare a come dovesse essere vivere veramente lì in quelle condizioni atroci. Credo che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, debba visitare questi posti proprio per non dimenticare e soprattutto non ripetere mai più quanto successo.

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  13. Rita
    Rita dice:

    Queste foto fanno venire i brividi…come anche il solo leggere. Troppa storia, troppa sofferenza.
    Ma anche a me piacerebbe viaggiare e scoprirne di più…

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  14. Raffi
    Raffi dice:

    E’ uno dei luoghi più terribili e pazzeschi che abbia mai visto. Leggere il tuo post mi ha ricatapultato al giorno in cui l’ho visitato: sono rimasta sconvolta per giorni. E non posso pensare a chi ci ha passato mesi, anni e a chi ci è morto…
    Dovrebbe essere obbligatorio andarlo a visitare. La Memoria deve rimanere viva. 🙁

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  15. Giorgia
    Giorgia dice:

    Io penso che per tutto quello che c’è stato non basti un giorno per la memoria……. una tragedia troppo grande che andrebbe ricordata in ogni momento, ogni giorno ……..

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